La maledizione della violenza sulle donne La lunga battaglia per non arrendersi

«È l’istinto che ordina: uccidi. E ciò risponde anche a morale perché tutto ciò che è a difesa della famiglia è voluto da Dio!». È passato mezzo secolo da quel 1961 in cui l’avvocato e deputato crotonese Titta Madia si avventurò in quell’arringa mostruosa in difesa di un «assassino per onore». Dovuto all’«insopprimibile l’istinto dell’uomo di difendere il proprio focolare». E davanti alle quattro donne che nelle ultimissime ore sono state ammazzate o ridotte in fin di vita a Bari, Caserta, Siena, Cagliari, ti chiedi sgomento: ancora? Ancora? Ancora? «Che noia, questi femminicidi!», sbuffano sul fronte opposto i sedicenti «maschi alfa», «maschi selvatici» e via così, infastiditi dalla crescente attenzione all’interminabile catena di delitti. E gli uomini uccisi, allora? Uffa, sempre le donne… Neanche il tempo che Franco Gabrielli, in audizione alla Commissione di inchiesta, manifestasse una cauta fiducia sulla «progressiva riduzione» dei femminicidi, passati dai 124 del 2011 ai 111 del 2016 (-11%), e la grandinata di violenza ha spazzato ogni fragile ottimismo.

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