Inaugurata la Panchina Rossa a San Maurizio Canavese

Inaugurata stamattina a San Maurizio Canavese, nei giardini adiacenti alla Galleria Commerciale Villadoria, alla  presenza del Sindaco Paolo Biavati, del Vice Sindaco Ezio Nepote, dell’Assessora alle Pari Opportunità Silvia Aimone Giggio, della Consigliera alle Politiche Giovanili Giulia Gobetto,  della Presidente del Consiglio Daniela Rigodanza, dell’Assessora Sonia Giuliano e della Presidente dell’Associazione La Rete delle Donne Fabiola Grimaldi, la Panchina Rossa, simbolo delle donne vittime di violenza come il “Posto Occupato” e le “Scarpette Rosse”.

Accanto alla Panchina Rossa un’altro simbolo della Giornata Internazionale della Donna, una pianta di mimosa, come omaggio a tutte le donne.

Ma come nasce il progetto delle Panchine Rosse?, cosa rappresentano e quale è il  vero significato di quelle che possiamo definire delle vere e proprie opere d’arte a cielo aperto?

La “Panchina Rossa” è un’installazione, una protesta, una denuncia e allo stesso  tempo una speranza, frutto di un percorso di sensibilizzazione e di informazione; rappresenta un luogo, un momento di confronto e di riflessione sulla violenza contro le donne e sui cambiamenti culturali necessari per sconfingerla. La sua presenza ha lo scopo di indurre i cittadini a fermarsi, a non dimenticare, a mantenere alta l’allerta; serve a ricordare alle donne (a partire dalle più giovani) e non solo, che non bisogna accettare nessun atto violento, a cominciare dall’uso di parole offensive o espressioni scovenienti e lesive della propria dignità, che spesso rappresentano il primo passo di una escalation che, dallo spintone, agli sputi, allo schiaffo,  al pugno, ai calci in pancia (soprattutto quando una donna è in gravidanza), alle fratture, al trauma cranico, arriva alle coltellate.

Il progetto promosso alcuni anni fa dagli Stati Generali delle Donne – coordinamento permanente, che opera quale interloculore autorevole con le istituzioni, impegnato nell’ambito delle politiche femminili – era stato rivolto ai Comuni, alle Associazioni, alle scuole di tutta la nazione.

Torino, che sotto il profilo del contrasto alla violenza di genere, rappresenta un’eccellenza nel territorio italiano, ha recepito l’invito ed è stato il primo comune a installare le panchine rosse. Il progetto ha preso il via nel 2014 in Barriera di Milano, Circoscrizione 6, con l’allora Presidente Nadia Conticelli (attuale Assessora al Comune di Torino) che, in collaborazione con il Comitato Pari Opportunità della RAI di Torino ed altre realtà del territorio, quali ACMOS, ha curato l’installazione delle prime undici panchine: di queste, una in P.zza Bottesini, una in P.zza Sofia, una nel giardino “Peppino Impastato” (di fronte all’Ospedale Giovanni Bosco), un’altra nel giardino “Saragat” (ex  Ceat), in via Leoncavallo e la prima è stata quella collocata nel Parco di  San Gaetano da Thiene, di fronte all’edificio che ospita l’Ecomuseo, l’associazione interculturale Almaterra e l’Hammam. Da qui il progetto si è allargato ad altre Circoscrizioni del Comune di Torino e ad altri Comuni in Italia ed dall’otto marzo 2018 è approdato anche nel nostro territorio. Attualmente le panchine installate a Torino sono 21 e sono state tutte dipinte dal writers  torinese Karim Cherif, che le ha tinteggiate di rosso a rappresentare  il sangue versato dalle donne uccise. Nella spalliera delle panchine sono stati dipinti due occhi di donna che scrutano i passanti, come fossero imprigionati dietro le sbarre, che producono un forte impatto visivo.

Non sono mancati in questi anni atti vandalici e offese nei confronti delle panchine rosse, come espressione di misoginia e in sfregio al messaggio che portano. E’ accaduto nel 2016 alla panchina rossa installata in P.zza Bottesini davanti alla sede degli Alpini, nei pressi del mercato di P.zza Foroni. In quella occasione il Sindaco Fassino aveva dichiarato che si era trattato di un “gesto violento, compiuto in un anonimato, vile che offendeva tutta la comunità” e non soltanto le donne cui l’installazione era dedicata.

Non sono neppure mancati gli attacchi politici provenienti da Salvini e dalla Lega Nord. Nella Circoscrizione 6  durante la votazione per l’approvazione del progetto nel 2014, i rappresentanti della Lega si sono astenuti e Forza Italia è uscita dall’aula. L’indomani la Consigliera  del Carroccio di quartiere  Roberta Borio, distaccandosi dai compagni, si scusava dichiarando che si era trattato di un errore politico. Salvini invece, a sostegno dei Consiglieri della sesta Circoscrizione, dichiarava che avevano fatto bene ad astenersi dal voto, perchè su quella panchina si sarebbero seduti spacciatori e papponi; e che per aiutare le donne servivano più asili e meno immigrati. Le affermazioni di Salvini  fecero molto discutere e dai social è partito l’hashtag #iononsonounpappone,  per ricordare che sulle quelle panchine di siedono studenti, insegnanti, mamme, pensionati, badanti ecc.

In tutte le panchine sono riportate delle frasi, citazioni che attengono al rispetto per le donne; una per tutte “La violenza è l’ultimo rifugio degli incapaci” (Isaac Asimov) . Nella Panchina Rossa di San Maurizio Canavese, tinteggiata dai ragazzi dell’Informagiovani e dalla Consigliera alle Politiche Giovanili Giulia Gobetto, è stata riportata una frase di Audre Lorde, poetessa e scrittrice statunitense:

Non sono libera se una qualsiasi altra donna non lo è, anche se le sue catene sono diverse dalle mie”.

Ma per quanto ognuna di noi si senta libera, di fatto nessuna di noi lo è veramente

  • fino a quando non saremo libere dagli stereotipi, dai giudizi facili e dai luoghi comuni;
  • fino a quando non potremo uscire di casa indossando ciò che ci piace senza sentire commenti (a cominciare dalle donne stesse);
  • fino a quando, in caso di violenza sessuale, sentiremo dire: “E’ colpa sua, se l’è cercata”, allundendo al fatto che fosse ubriaca o indossasse abiti succinti;
  • fino a quando non potremo uscire di casa di notte o andare in giro per certe strade senza rischiare di essere aggredite;
  • fino a quando non potremo prendere la metropolitana piena di gente con la certezza che nessun uomo si sfregherà contro i nostri corpi;
  • fino a quando non saremo in grado di riconoscere i segni della violenza più subdola e sottile- quella psicologica- senza rimanerne schiacciate;
  • fino a quando continueremo a giustificare l’aggressività del nostro compagno, marito, fidanzato, con affermazioni del tipo “Era più stanco”, “Ha perso il lavoro, è più nervoso”, “E’ colpa mia che l’ho provocato”;
  • fino a quando non potremo scegliere liberamente la maternità, senza rischiare di perdere il lavoro;
  • fino a quando rimarremo incastrate in una relazione possessiva, scambiandola per amore;
  • fino a quando continueremo a farci sottomettere dal padre dei nostri figli, con la minaccia che se non faremo ciò che dice lui, ce li farà togliere;
  • fino a quando non impareremo a riconoscere il valore che c’è dentro ognuna di noi;
  • fino a quando non saremo capaci di pretendere rispetto, anziché compassione;  fino ad allora nessuna di noi potrà ritenersi libera davvero!

 Fabiola Grimaldi

 

 

 

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