Le donne con disabilità tra doppia discriminazione e grandi potenzialità

Il 9 marzo 2018, a Palazzo Lascaris si è tenuto un incontro sulla violenza contro le donne, con particolare riferimento alle donne disabili, tra doppia discriminazione e grandi potenzialità. L’incontro è stato organizzato dalla UICI (Unione Italiana dei Ciechi e Ipovedenti), e ha visto la partecipazione, oltre che dell’Assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte Monica Cerrutti, della Vicepresidente e referente del Comitato Pari Opportunita dell’UICI – sezione provinciale di Torino, Nunziata Panzarea,  di psicologhe e di psicoterapeuta, anche la partecipazione di Patrizia Campo, operatrice del Centro Antiviolenza di Torino, impegnata da molti anni sul fronte della violenza contro le donne. Del suo intervento, puntuale e competente, riportiamo di seguito alcuni  dei passaggi, come spunto di riflessione sul tema in questione e sull’impegno e il lavoro di supporto e sostegno alle donne svolto dalle operatrici del Centro Antiviolenza di Torino:  “Pensando al tema del convegno  – la violenza e le donne con disabilità – ed in particolare pensando alle donne che seguiamo, mi è venuta in mente una metafora, ovvero:

avere la vista non è detto che significhi poter vedere quello che succede tra le pareti di casa,

non è scontato che guardare come si comporta il proprio partner, voglia dire discernere un comportamento accettabile da uno intollerabile;

non è automatico distinguere una relazione conflittuale da una violenta anche se i NOSTRI SENSI sono perfettamente funzionanti

non è scontato respingere le parole umilianti con cui alcuni uomini apostrofano le loro partner anche se non vi è alcuna limitazione cognitiva ad ostacolare  la  capacità di comprensione.

LE DONNE CHE SEGUIAMO NON HANNO LIMITAZIONI FISICHE, SENSORIALI O INTELLETTIVE CHE IMPEDISCANO LORO DI SENTIRE, VEDERE, CAPIRE, REAGIRE,  SOTTRAENDOSI ALLA CONDIZIONE DI VIOLENZA.

Sono potenzialmente abili e potrebbero, con più facilità delle donne con disabilità, porre fine a relazioni disfunzionali o di amore malato.

Perché allora le donne cosiddette normodotate non lasciano gli uomini, o quando tentano di farlo, spesso fanno passi indietro e ci ripensano?

  • perché vedere non corrisponde alla consapevolezza di quello che sta accadendo attorno a loro
  • perché si ha paura di lasciarlo, si ha vergogna a raccontare ai familiari, colleghe di lavoro, amiche ciò che sta succedendo, perché la donna vive una condizione di  isolamento, perché è scoraggiata e non intravede vie d’uscita….
  • poiché è facile che ci si sia abituate a quegli schiaffi e quindi si sottovaluta la pericolosità
  • perché ci si è anche rivolte alle Forze dell’Ordine per denunciare, ma la situazione non è stata vista in tutta la sua gravità da chi ha il compito di proteggere
  • perché può essere devastante distruggere il sogno di avere una famiglia 

perché, perché, perché … le donne spesso trovano mille giustificazioni per non vedere quei segnali al primo spintone, nel primo piatto che viene scagliato per terra perché la pasta è leggermente scotta o nel primo bicchiere lanciato contro il muro perché a tavola manca il sale piuttosto che l’oliera…(non sto facendo esempi a caso ma sono le situazioni che ci vengono raccontate queste …)

Le donne sovente si creano delle barriere interiori per non respingere il partner violento, le barriere sono i propri pensieri (sono disoccupata non posso permettermi di lasciarlo), le proprie paure (non ce la farò mai da sola), le preoccupazioni per i figli (non posso togliere il padre ai nostri figli), la vergogna di dire la verità ai propri familiari, alle amiche..

In che cosa consiste il nostro lavoro? E come aiutiamo le donne nell’ambito del Centro Antiviolenza?

Nella fase iniziale, Siamo i loro occhi, per permettere loro di vedere con uno sguardo esterno ciò che non hanno visto fino a quel momento, senza giudicarle

Siamo le loro orecchie, facendo da cassa di risonanza delle parole svalutanti che si sono sentite dire dai loro compagni di vita

Facciamo suonare dei campanelli d’allarme quando l’assuefazione e la rassegnazione alla violenza ha privato le donne della possibilità di pensare che esistono relazioni affettive diverse, che quella non è la normalità, che si meritano di più dalla vita, che hanno diritto al rispetto  e a relazioni paritarie con i loro partner.

Questo è il nostro lavoro: accompagnare le donne nei  percorsi di riappropriazione di un potere finalizzato a ristabilire un equilibrio nella relazione con l’altro, rinforzare l’autostima delle donne indebolita da anni di vessazioni e manipolazioni da parte del partner, mostrare traiettorie esistenziali possibili e alternative a quelle vissute fino a quel momento”.  Patrizia Campo

 

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