La fuga delle rondini – di Naima El Marrhoub

In questo testo, pubblicato  a cura di “Lingua Madre – racconti di donne straniere in Italia, ed 2007,  la narratrice insieme ad altre tre donne marocchine si “raccontano, intorno ad un tè verde. Ciascuna è descritta nei suoi tratti essenziali, soprattutto anagrafici e i discorsi diretti, che costituiscono la parte centrale del racconto. Le pudiche confidenze lasciano immaginare le loro storie. Ognuna di loro è stata spinta alla migrazione da situazioni familiari o personali difficili (un ripudio, un marito ubriacone, una violenza) più che da motivazioni strettamente economiche. In Italia si sono costruite vite nuove, diverse, una pericolosa, altre difficili, ma scelte da loro. Ciascuna sta cercando di dire in qualche modo “non mi arrendo”.

LA FUGA DELLE RONDINI

di Naima Elmarrhoub

Era un sabato di dicembre del 2003, sedute intorno ad un tavolo per godere un bicchiere di tè verde alla menta e dei dolci, insieme a me c’erano altre tre donne, tutte marocchine.

Quel pomeriggio avevamo deciso di parlare a cuore aperto, e per la prima volta.

Ognuna di noi aveva una storia diversa.

Fatima, 43 anni, alta, con pochi capelli, soffriva di dolori. Faceva la lavapiatti in un ristorante. Fatima era madre di quattro figli che aveva lasciato con il loro padre in Marocco.

Malika, aveva 35 anni, dolce, bella, sembrava un’indiana. Era separata e senza bambini.

Nadia, la più giovane, aveva 20 anni, capelli lunghi, un fisico da modella. Il suo sogno era mettere da parte tanti soldi a tutti i costi per poter comprare un appartamento a Casablanca.

Io non avevo mai saputo i veri nomi di queste tre donne, e non mi importava saperlo, perché mi bastava il rapporto di rispetto reciproco che avevamo avuto durante i due anni in cui avevamo condiviso una casa in affitto a Torino.

-Ehi, ragazze, io vengo solo il week end, cosa mi raccontate di bello?- domandai loro.

Fatima rispose:-Niente di nuovo sotto il sole. Sai, Naima, quel disgraziato di mio marito ha picchiato mio figlio che ha 21 anni e gli ha rotto due denti. Adesso devo mandargli i soldi per andare dal dentista.

Avrei voluto portarlo qui, ma ormai è diventato maggiorenne ed ha lasciato la scuola!-.

Replicai:- Mi dispiace, Fatima, ti capisco bene, ma almeno nel lavoro ti trovi bene dopo che è andato via il primo capo?-

Mi rispose:-Abbastanza, va un po’ meglio, ma da fare ce n’è sempre. Qualche volta lavoriamo dalle 18 fino alle tre di notte e quando torno a casa non riesco a dormire per il mal di schiena, e non parliamo dei piedi… Sono stanca, mi piacerebbe cambiare questo lavoro, ma io so solo scrivere il mio nome …-

Intervenne Malika:- Se tu mi ascolti, lasci il lavoro e vai a vivere con quell’italiano. E’ vero che è vecchio, ma è ricco. Ogni volta che vai a casa sua ti dà 300 euro. Ti ha promesso di mantenere te ed anche i tuoi figli. Però tu hai paura che la gente parli male di te, hai paura di quell’ubriaco di tuo marito che non vale niente!

Tanto lui sa tutto quello che fai, ha minacciato di ucciderti, ma io penso che siano solo parole. Lui vuole solo i tuoi soldi e non gli importa niente di come li guadagni!-

Io le dissi:- Ma scusa, Fatima, dov’è il rispetto per i tuoi figli? Cosa penseranno di te? Svegliati prima di perdere tutto!-

La giovane Nadia si fece avanti:- No, non hai niente da perdere. Anch’io, prima di essere violentata avevo la tua stessa opinione, ma ora non più . All’età di 16 anni ho lasciato la mia famiglia, perché il mio violentatore mi ricattava. Così sono scappata . Il mio arrivo in Italia è stato una scelta forzata. Ringrazio Dio per il mio lavoro. Ora guadagno 500 euro al giorno e con i soldi posso fare cosa voglio.-

Io non potei stare zitta: – Stai sbagliando, Nadia. Tu hai perso la tua verginità, non la tua dignità. Sei molto giovane, hai tutto il futuro davanti ed invece resti sulla strada…Non sai quanti rischi corri? Pensaci bene, prima che sia troppo tardi: i soldi non sono tutto nella vita. Io non voglio fare la moralista, però mi fai pena-.

Malika mi interruppe:-Non preoccuparti per lei. E’ una ragazza in gamba malgrado i suoi 20 anni, ed è molto più intelligente di me. Io quando ero sposata in Marocco ero come una serva per mio marito e per la sua famiglia. Quando si è accorto che non nascevano bambini non ha esitato a buttarmi fuori di casa, rifiutando di andare dal dottore per vedere se dipendeva da lui e non da me. Io, come una scema, ho creduto di essere sterile fino al giorno in cui sono andata a letto con un cliente senza protezione, e sono rimasta incinta. Mi è crollato il mondo addosso: non avevo altra scelta che abortire per non perdere il lavoro, che Dio mi perdoni; quello era il mio destino, “el maktub”, lo scritto-

Allora Nadia si rivolse verso di me e disse:- E tu Naima, raccontaci del tuo lavoro; hai un amore?-

Risposi:-Io guadagno in un mese quello che guadagni tu in un giorno, ma sono contenta perché è un lavoro onesto e seguo il consiglio di mia mamma : I soldi bisogna metterli nella mano, mai nel cuore.

I soldi per me sono un mezzo e non un obiettivo. E, a proposito dell’amore, io ci credo, però non ho ancora incontrato la persona giusta!

Per cinque minuti ci fu un silenzio totale.

Per interromperlo, Nadia mise una cassetta di musica araba e cominciò a ballare la danza del ventre.

Quel pomeriggio avevo capito che ognuna di noi era fuggita e fuggiva ancora, ognuna a modo suo.

Siamo fuggite come le rondini dal nostro paese, fuggite dai problemi, dagli altri, e qualche volta anche da noi stesse, perché altrimenti la vita non va avanti.

Io mi sono sentita la più fortunata: sono fuggita solo per migliorare la mia vita, lavorando senza dover cambiare i miei principi, senza dover tradire la mia fede.

Ringraziando Dio, ho guardato con immenso amore queste mie care amiche.

 Il nostro ringraziamento all’amica Naima, per aver messo a disposizione il suo racconto per la pubblicazione. Siamo molto affezionate a questo testo, che era già stato presentato e letto dall’autrice stessa il 17 luglio 2012, in occasione della presentazione ufficiale dell’associazione e ancora il 5 ottobre 2016, in occasione dell’inaugurazione della nostra sede.

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